Viviamo in un mondo che ci sfida a comprenderlo, oppure in un mondo che ci consente di sopravvivere senza capirlo?
Viviamo in un’era dove la tecnologia corre più velocemente della cultura. Il tempo si è messo a correre ed è difficile stargli dietro e quasi impossibile raggiungerlo. Ci sono corridori veloci che lo inseguono e altri meno veloci; i più giovani tentano almeno di non perderlo di vista mentre i più anziani hanno il fiatone e a volte li vediamo arrendersi.
Il tempo fugge via e forse nella storia non è mai stato così veloce. Il tempo a cui alludo è quello in cui viviamo, e il carro che lo guida è quello della tecnologia più avanzata che ha per motore l’intelligenza artificiale e per autista un algoritmo esperto, chiamato in gergo, machine learning; non ha ruote ma robot che lo sollevano e lo fanno volare.
Dalla fisica quantistica ereditiamo la consapevolezza di trovarci allo stesso tempo, al di qua e al di là dello spazio.
Nello spazio quantistico, infatti, sembrano valere due leggi. La prima è quella di non localizzazione: due particelle, pur distanti migliaia di chilometri tra loro, possono comunicare simultaneamente come fossero dotate di perfetta sintonia; la seconda è la legge di unicità: le due particelle rappresentano in realtà la stessa particella, contemporaneamente presente in luoghi differenti. Siamo dunque simultaneamente al di qua e al di là, oltre lo spazio.
È esperienza tanto facile quanto inquietante che la tecnologia e suoi fantastici prodotti abbiano uno sviluppo così accelerato da causare, e sempre più in futuro, la necessità di uno stentato e costante aggiornamento sull’uso dei suoi strumenti.
Possiamo decidere se accogliere la sfida del cambiamento continuo o se quella sfida non ci interessa. E se dovessimo scegliere di essere interessati, decideremmo allora di essere protagonisti di un mondo che cambia e continuerà a cambiare.
Decidere di non restare ad osservarlo significa essere più partecipi del nostro futuro. Decidere di partecipare significa essere qui al presente ma contemporaneamente dare uno sguardo al futuro, significa in definitiva proiettarsi “oltre lo spazio”.
Da qui l’idea di offrire uno spazio culturale di divulgazione scientifica che ha come focus principale “l’intelligenza artificiale”.
– Anass El Fares